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The loneliness of a middle distance runner

"Have you seen The Loneliness of a Middle Distance Runner?". When he stops the race and looks around ... (B&S)

Scoperte

Le cose sognate hanno solo il lato di qua... Non si può vedere il loro lato opposto... Non si può girare intorno ad esse... Il male delle cose della vita è che le possiamo guardare da ogni lato... Le cose del sogno hanno soltanto il lato che vediamo... Hanno una sola faccia, come le nostre anime.
 
Fernando Pessoa - Il libro dell'inquietudine.
 
Al Kooper - (Be yourself) Be real -- sii te stesso, sii reale
Louis XIV - Air Traffic Control -- non perdere il controllo del traffico dei tuoi pensieri
The Ting Tings - That's Not My Name -- (ma ... non è il mio nome)
Cristina Donà - Niente di particolare (a parte che mi manchi) -- niente di particolare ...
Cristina Donà - Non sempre rispondo -- e non sempre ci sono
 

Gap generazionali

"Praticamente". E' questo l'intercalare più di moda in questi ultimi tempi. Qualche generazione fa invece si usava "Cioè" (quante persone sono state prese in giro per questo! Ci hanno fatto anche rivista). Modi diversi di presentarsi ... il cioè che nascondeva forse la voglia inconscia di spiegare il mondo, di offrire una visione diversa del quotidiano. L'esigenza, camuffata da modo di dire, di giovani che cercavano un modo di farsi capire. Contrapposto al praticamente, la semplificazione della realtà fatta parola, in una realtà troppo banalizzate e scoperta.
 
Non sapeva spiegarsi perchè, ma J. era più vicino al "cioè". Anche se aveva la sensazione di non essere riuscito a spiegarsi per niente. O la realtà era davvero troppo banale, una volta trovata la chiave di lettura.
 
 
Saldo un debito: 5 canzoni che ultimamente ascolto con più frequenza.
- Adele - Chasing pavements (una voce della quale innamorarsi, quasi quanto quella di Isobel Campbell)
- Otis Redding - Tramp (ieri sera in spiaggia mi ha fatto correre con più serenità)
- The Ting Tings - Great dj (la canzone del momento)
- Slut - If I Had A Heart (una grande melodia)
- Franz Ferdinand - Take Me Out (per scaldare il piedino in attesa del concerto)
 

Il giorno dopo

Dopo aver letto numerosi libri e scritti e aver visto diversi documentari sugli anni '60-'70 (insomma, come si suol dire, dopo essermi fatto un pò di cultura sull'argomento), da oggi anch'io posso dire di far parte della sinistra extraparlamentare! Un termine che evoca una appartenenza fuori dagli schemi ... quasi una chiamata ...
 

Demenziale ...

... per sorridere un pò. Quando si parla di musica demenziale i nomi più comuni sono quelli di Elio e Le Storie Tese e Skiantos. E per fare questa lista veloce anch'io mi "appoggio" ad essi.
 
- "Servi della Gleba", oramai un classicone sul difficile, complesso e delicato rapporto uomo-donna. ... ssssi ... Comunque uno spasso; e attenzione alle parole.
- "Tapparella", la festa delle medie ...
- "Amico Uligano", dedicata ai 2.000 tifosi riminesi che ieri hanno reso indimenticabile un sabato pomeriggio. Una grande famiglia colorata biancorossa, chiassosa, allegra, orgogliosa ad inizio partita di cantare un inno da brividi sulla pelle, forte nel sostenere la squadra in svantaggio, incazzata quando quando sul campo la voglia di una vittoria sembrava finita, impazzita con la gola squarciata dalle urla quando quegli undici hanno deciso di vincere un derby fuori casa con 2 gol in successione a 5 minuti dalla fine. Una emozione intensissima che ricorderemo per molto tempo. Quando si dice che il calcio allontana dalle delusioni quotidiane ... a volte è vero. P.S.: se i tifosi non venissero trattati da bestie, forse ci sarebbe meno casino intorno alle partite; per combattere la violenza forse non sempre serve la violenza.
- "Largo all'avanguardia", pubblico di merda ... grande rima
- "Ti rullo di Kartoni", ancora rime demenziali, appunto. Che sono la peculiarità degli Skiantos
 
Il tutto qui.
 

Ali di piombo

Mancavano pochi capitoli alla fine di “Insurrezione armata – Storia di Potere Operaio” di Aldo Grandi, un altro libro sui movimenti del ’68 e dei successivi “anni di piombo” italiani. Quel filo di polvere che si intravedeva in controluce era una precisa accusa di pigrizia nei confronti di J. e che l’autore non meritava. Terminare quello scritto era poi un bel modo per concentrarsi su altri argomenti e riprendere i fili di una storia che continu(av)a ad essere interessante.

 

Così si trova a leggere la testimonianza di tal Paolo Zapelloni, un persona qualsiasi che nel pieno del periodo caldo si ritrova ad essere adolescente:

Il primo approccio con la politica avvenne forse quella domenica mattina quando vidi Allarmi siam fascisti, nel 1962, un documentario […]. Sopra al cinema c’era la sede del Msi. Finito il film i fascisti cominciarono a provocare. Noi rispondemmo e la polizia intervenne caricandoci. Questa fu la mia prima manifestazione.”. Il tutto alla bella età di 16 anni (Paolo è del 1946). Pensare che sia normale rispondere a delle provocazioni politiche, fare a botte per difendere una idea … a J. sembrava veramente impossibile raffrontando la cosa con la realtà odierna. “L’iscrizione alla Fgci fu contemporanea a una manifestazione notturna al cinema Adriano contro l’intervento americano in Vietnam.”. Come dire che era normale, in quegli anni essere attento a ciò che succedeva intorno a te, prendere una posizione, schierarsi in maniera netta. Anche a 16 anni.

 

A gennaio del 1968 […] a Roma fu occupata l’università. Io, che avrei che avrei dovuto sostenere quella mattina un esame, mi recai in facoltà per partecipare all’occupazione. L’esame non l’ho mai dato, in compenso tornai a casa solo alla fine del mese.”. A J. sembrava quasi commovente la naturalezza con cui un ragazzo che, dopo aver preparato un esame, magari per mesi, seduta stante decide di non pensare a sé stesso ma di cambiare la sua prospettiva settandola sul sociale. E dedicarci un mese della propria vita. Certamente il tutto fatto non per risparmiarsi un esame (anche perché allora non è che fosse ancora così normale occupare una università …); era un momento in cui si voleva cambiare la società e per lui è stato quasi naturale fare questo salto associandosi ad una rivolta.

 

Per capire l’atmosfera che si respirava in quel tempo è sufficiente ricordare, ad esempio, che a Torino la casa di Guido Viale aveva le chiavi attaccate alla porta. Bastava aprire, si prendeva da un armadio vicino alla porta un materassino da spiaggia, qualche coperta e si cercava un posto dove mettersi. Non importa se dentro casa ci fosse o no qualcuno. C’era estrema fiducia nei confronti degli altri, un’assoluta mancanza del senso della proprietà, le uniche cose che possedevamo erano i libri”.  Dov’è finita questa estrema fiducia? Seppellita dalle ondate dei particolarismi, degli orticelli coltivati per il proprio esclusivo interesse, del particolare al posto sociale. Della propria misera proprietà. Eppure ci sono stati tempi diversi … la propria vita personale proiettata sul sociale.

 

Il movimento studentesco romano cessò di esistere nel marzo 1969, al termine di una serie di assemblee che non portarono a niente se non a liti, dispute e interminabili discussioni sui massimi sistemi.”. La generazione del ’68 è l’ultima generazione che ha affidato alla politica la ricerca della felicità. Se conserva ancora un certo fascino, anche agli occhi di chi non c’era, è perché dà tanto l’impressione di un’occasione perduta, tra il personale e il politico, tra i sogni e i bisogni, tra le utopie e la pochezza umana. Chissà cosa fa ora Paolo Capelloni.

 

A questo pensa J. quando prova a immaginarsi quel periodo e lo confronta con quello attuale: nel pieno di una campagna elettorale dove l’unico scopo dell’oratore è quello di trovare la formula che soddisfi gli interessi del gruppetto di turno, dove il preoccuparsi di cosa fa l’avversario è prioritario rispetto a quello che ha da proporre. Dove non tutti i modi di pensare e di (con)vivere sono rappresentati. Dove una ragazza di 17 anni è confusa e preoccupata e non saprebbe per chi votare. Dove la stessa ragazza non sa bene cosa stia succedendo nel Tibet e in Italia (questo nonostante la ragazza non sia poi tanto sprovveduta e viene considerata un pò “particolare”, perché non guarda i reality, legge qualche libro e non indossa vestiti trendy (che “certe volte son dei capi orrendi / che a nessuno li rivendi”!). E’ un problema di J.? E’ un problema della società? Ma davvero l’unica ideologia rimasta è quella religiosa? E chi non ha neanche quella cosa gli rimane?

 

Un REBEL nei confronti del LORD OF THE STARFIELDS, un VICIOUS (!!!???, forse) che aspetta un YEAR OF THE CAT per arrivare all’INCONTRO.

 

5 canzoni per 1 pausa

Per chi, ogni tanto, ha bisogno di fermarsi. Poche parole ... e la musica che ti abbraccia.
 
- Oggigiorno le pause canoniche arrivano solo di domenica ... e una canzone che si intitola "Hated sunday" non può che esprimere il disappunto di chi non può gestirsi il suo tempo e le sue pause. In modo malinconico, naturalmente.
- "I have" degli Asterix. Esempio di cd acquistato solo per la copertina: il viso di una bellissima bambina (irlandese, visto che il gruppo è di quelle parti?), capelli chiari, maglione rosso, occhi azzurri, sfondo sfuocato, sguardo rivolto leggermente all'indietro, espressione seria malinconica. Vedere per credere.
- Roddy Frame, uomo molto british, altero che scrive canzoni di classe, fin dai tempi degli Aztec Camera. "The North Star" ti accompagna in cerca di una via di uscita.
- E quando si ha bisogno di un angolo in cui raccogliersi e accarrezzarsi un pò il cuore, i Belle & Sebastian ci sono sempre ad offrire melodie e parole ... che non consolano, ma accompagnano la tua voglia di stare nella cameretta a guardare il mondo dal vetro della finestra. Rigata dalla pioggia come questi giorni (finti) primaverili.
- "L'uomo che non hai", dei La Crus ... emozioni e melodie pure, piacevole scoperta anni addietro, assidua frequentazione nei (piccoli e grandi) momenti di crisi. Un titolo ... poche parole ... "Che ne sai di me?" ...
 
Il tutto qui.

Batteristi redivivi

"Eh vabbè ... non mi sembra che il muoversi inconsulto di un batterista a tordo nudo (chissà perchè poi stanno sempre a torso nudo), sudato e magari con i capelli lunghi sia particolarmente eccitante ... preferibile poi all'intensità di un chitarrista piegato sul manico della chitarra intento a tirare all'infinito la sua nota acuta e tagliente? O alla intensità di un bassista, serafico e superiore a quello che gli succede intorno, concentrato nell'offrire (all'odiato) batterista il supporto ritmico necessario a coprire i buchi. Al limite un tastierista, che come un polipo aiuta a legare i suoni di tutto il gruppo". Questo pensava J. quando scopre che i batteristi, a volte, ritornano. Ad aggiungersi ad una schiera di conoscenti molto lunga (ma quanta gente conosce, viene da chiedersi).
 
Poi il ritornello di Heavy metal drummer dei Wilco, viene facile: "She fell in love with the drummer / She fell in love with another / She fell in love".
 
Baci.

Educande

E' venuto fuori che ho vinto premi quali "Foca al miglior spacciatore di nuova musica alternativa" e "Foca pusher (di buona musica)". Sono lusingato.
Inoltre il duo a cui mandavo ogni tanto qualche mp3 e che mi ha eletto, ha una new entry ... così le ho battezzate tutte "educande" - nel senso che si stanno educando all'ascolto - e pubblico il tutto sul blog invece di intasare i server di posta elettronica, con sommo godimendo dei loro gestori. Se poi qualcun altro ne vuole usufruire, è ben accetto.
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Questa volta la cinquina è venuta fuori abbastanza eclettica ... per onorare la nuova chitarra si parte con il bel "riffone" di "All my love" (e x me il ritornello è ancora meglio). Il cd me lo regalò una collega di lavoro molto più giovane, per contraccambiare un mio regalo nei suoi confronti, ma soprattutto per tutta una serie di discorsi fatti insieme su amore&pene_annesse. Poi si è licenziata, da anni oramai, svanendo tra la folla degli ex (ma non ero innamorato, non fraintendete!).
Per contrasto si passa alla allegra "Accidently Kelly Street"; cd arrivato direttamente dall'Australia ... l'amico in viaggio di nozze mi chiede "Cosa vuoi che ti porti dal quinto continente?". Non potevo mica rispondere un canguro! Il boomerang troppo banale, un aborigeno troppo razzista, gli All Blacks troppo ingrombanti e un digediroo troppo difficile, poi, da suonare. Meglio un cd dei Frente! (che vi sfido a dirmi "ah, li conosco!).
La "Scooby snacks" successiva mi fa morire per il giro di basso e il suono mezzo funky degli inserti di chiatrra che ogni tanto si fanno sentire. Li ho ritiriati fuori domenica scorsa da mettere sull'mp3 x la corsa serale ... giusto per dimostrare che le motivazioni del premio "foca" assegnatomi (mentre corro, ascolto e a volte davvero seleziono tra in e out x voi!) sono veritiere.
Si passa poi al classicone "What's Happening Brother", secondo brano di un cd meraviglioso (ma vorrei tanto avere il vinile).
Infine si chiude come si era aperto: con una "Pigeon" con la chitarra elettrica che si fa sentire fin dall'inizio (scusatemi, ma è il periodo ... poco fa sono andato sul sito della Marshall - quella degli amplificatori - e andando nella parte dedicata ai distorsori, ci sono gli mp3 con i vari effetti che si possono creare. Me-ra-vi-glio-si, da lacrimuccia). Per la cronaca - e per chi non lo conoscesse - chi canta e suona è il chitarrista dei Pearl Jam ... un giorni arriverà una cinquina anche con loro.
 
Trovate il tutto qui.

Giocatori fumanti

La nebbia gravava sulla città e J. confidava che avrebbe resistito almeno fino a sera. D'altronde non se ne era andata neanche nel primo pomeriggio, nelle ore più calde della giornata, e a questo punto la corsa domenicale avrebbe potuto svolgersi nelle condizioni che, in inverno, lui preferisce maggiormente: con la nebbia, appunto. L'umidità nell'aria, le minuscole goccioline d'acqua che bagnano il viso, la barba, i peli delle gambe, che si attaccano ai guanti neri rendendoli bianchi, il naso che gocciola, il fiato che si condensa lì davanti. La sabbia bagnata, l'asfalto bagnato (che permette di sputare dove vuoi senza lasciare tracce). Dai che stasera si fa come i giocatori fumanti quando vengono inquadrati dalle telecamere a fine partita: dalla loro testa, dalle loro spalle, dal loro corpo si sollevano piccoli sbuffi di vapore a imbiancare l'aria, come se stessero per affumicarsi.
 
C'era anche da smaltire un fine settimana strano ... strane delusioni, profili tenuti bassi, convinzioni, forzature (auto)imposte, equilibri da confermare, cigolii da oliare, certezze incerte e un pericoloso ripescaggio di vecchi scritti per un assurdo confronto con ciò che stava leggendo in quei giorni. Cercava di inquadrare tutto ciò come normali (bio)ritmi di alti e bassi umorali cui tutti, bene o male, sono periodicamente sottoposti. Ma .. Ma finalmente arriva la domenica sera e si esce: l'inutile bandierina estiva sopra la cabina del bagnino è immobile, muta conferma dell'assenza di vento e quindi dell'impossibilità dello svanire della nebbia. Il primo chilometro è come al solito sul marciapiede, giusto per scaldare i muscoli, e alla fine del lungomare J. gira a destra verso la spiaggia buia. I suoni si smorzano, le luce dei lampioni si propaga trasportata dalle gocce d'acqua illuminando un pò più del solito la battigia. Il mare è calmissimo e aspetta. A pranzo da sua mamma, in una rivista pseudo-scientifica, aveva letto le regole per correre bene: petto in fuori, testa alta, le braccia piegate lungo i fianchi in un movimento non troppo ampio per evitare la dispersione di energia e calore, le mani aperte e non a pugni (ma così si raffreddano!), le ginocchia basse, il piede che deve toccare il terreno lungo tutto la sua lunghezza, dalla punta al tallone. I benefici di una attività aerobica come la corsa riguardano il cuore, che diventà così una pompa sempre più capace, la qualità del sangue che, più ossigenato, si purifica meglio, le difese immunitarie vhe si abituano a vivere situazioni "estreme", la psiche obbligata a gestire e mantenere a lungo una situazione di sforzo. Infine correre fa bene anche al cervello perchè vengono prodotte alcune sostanze che lo rilassano ...
 
J. cominciava a sentire gli effetti ... il cervello ora era più tranquillo, anche grazie all'accompagnamento di Ryan Adams e la sua "La Cienega Just Smiled".
Si ferma
Spegne il lettore mp3
Si gira verso il mare
La nebbia con la sua poltiglia biancastra oscura l'orizzonte dopo solo pochi metri
Alle sue spalle il mondo continuava ad andare avanti
Brevi onde gli sfioravano i piedi generando un fragile rumore
L'acqua è immobile .. che fa quasi venire voglia di entrarci ... ma non è estate
Accenni di nuvole di vapore escono dal suo corpo, come un giocatore fumante ...
...
Ok ...
va ...
bene ...
così ...
...
...
 
Riaccende il lettore mp3 e skippa alla canzone successiva: "You Get What You Give" dei New Radicals che invita a proseguire la corsa. J. riparte prima di raffreddarsi ulteriormente. D'altronde è appena a metà del suo solito percorso e ci sono ancora un sacco di chilometri da fare.
 
In mezzo alla nebbia.
 

Lupini a capodanno

A J. non sembrava vero di poter passare l'ultimo dell'anno in quella maniera - almeno fino alle 23:30. Per una serie di coincidenze si ritrovò, nel giro di poche ore, con la casa vuota e il dover decidere come passare quelle 3 ore scarse che lo separavano dagli (innocui) festeggiamenti che inevitabilmente sarebbero arrivati. Serata di festa, quindi: attaccato al computer anche il 31 dicembre era un pò triste; libri iniziati tra le mani non ne aveva; ascoltare un pò di musica comportava l'immane fatica di scegliere cosa infilare nel lettore; la tele era inavvicinabile per le banalità sansilvestrine che offriva. Tutto complottava per il classico film in dvd (scaricato, of course). L'umore permetteva di oscillare tra la fantascienza e la commedia; dato che comunque la voglia di cantare un pò insieme ai suoi cd continuava a girare nella sua testa, perchè non (ri)vedere "Alta fedeltà", unendo così le due voglie?
 
E sia: birra e lupini (??!!) e telecomando ... si parte con la visione: la citazione dei Belle & Sebastian già dopo poche battute del film fa venire a J. la lacrimuccia: un genio chi ha costruito la colonna sonora del film! Colonna sonora e film che sono una vera goduria per chi adora la musica, pieno di perle e citazioni musicali che sono una continua sfida. Inizia così il gioco sublime del riconoscere i brandelli di brani che fuoriescono dalla storia, le copertine degli LP (LP!) che si intravedono nelle scene, lo stupore per la fantasia con cui vengono inventate le "top 5" di tutti i tipi disseminate a iosa lungo tutto il film (geniale - e sottoscrivibile in toto - quella dei lavori da sogno: giornalista di Rolling Stone alla fine dal '76 al '79 per poter conoscere i Clash, Sex Pistols, David Byrne e avere dischi gratis! Produttore per la Atlantic Records dal '64 al '71 per conoscere Aretha, Wilson Pickett, Solomon Burke e altri dischi gratis! Essere un qualunque musicista - parte classica e rap ... un mito). Quando poi si arriva alla parte dove il protagonista affronta i suoi dispiaceri personali "rimettendo in ordine i dischi" (anche J. lo ha fatto!), scatta la ola della soddisfazione. E lo stupore dell'amico quando si chiede che tipo di ordine sta facendo? "Cronologico? No. Alfabetico? No. Autobiografico!" Sssiiii. E le magliette con i simboli delle etichette discografiche? E il negozio di dischi con gli scaffali un pò piegati per il peso dei cd? Ok, è tutto un pò da musicofolo segaiolo ... ma, per J., veramente godibile. E la storia d'amore che farcisce tutta questa goduria è da bridividi: vista dalla prospettiva di un uomo ... quando le ridice "Ciao" ... quando trova il coraggio e la fantasia di fare una richiesta così ... dolce.
 
Sarà l'intero sacchetto di carbone che J. si è mangiato nel frattempo, ma a J. il film sembra veramente romantico (e sublime). Bisognerà pur raccontarle a qualcuno queste sensazioni ...

E' solo un caso

E così J. si ritrova a soddisfare la sua richiesta. "Mi fai una cassetta con la musica che ascolti tu? Non sempre mi piace guardare la tele e la radio non sempre si fa ascoltare". Certo, e come no? Che poi mettere su una C90 un compendio di ciò che ascolti è un esercizio non esattamente dei più facili: ci metto veramente le canzoni che piacciono a me (ma poi magari a lei fanno schifo - anche se a gusti musicali sembra stare dalla mia parte - però la conosco da così poco che magari ci siamo imbroccati casualmente solo x un paio di canzoni) oppure cerco di rendere la scaletta un pò orecchiabile; sparo subito i pezzi forti in modo da attirare presto l'attenzione e li metto alla fine x chiudere in bellezza senza annoiare. Insomma una vera e propria arte, quella delle compilation su cassetta, che qualcuno (Nick Hornby - Alta Fedeltà) ha descritto meglio di me.

Scartabella tra gli LP, anche quelli più vecchi, tra i CD e piano piano J. riempie la cassetta. Poi arrivano gli Housemartins ... già, gli Housemartins, un gruppo che in Italia avranno cagato in 5 ... anche se lui ricorda una trasmissione televisiva del sabato pomeriggio - tipo Top of the Pops ma molto più provincialmente italiana e carbonara - dove una tipa teneva il loro album sopra la testa divincolandosi nello scioglilingua del titolo "The people who grinned themselves to death" (che per l'inglese ancora maccheronico di chi presentava la tv italiana degli anni '80 era un bell'esercizio di concentrazione e dizione da farsi contemporaneamente). Insomma mette su l'LP e, come spesso gli succede in questi casi, si (ri)perde nelle canzoni che a suo tempo aveva assorbito come una spugna ma che poi, altre melodie ed altre passioni, avevano fatto dimenticare. "Questa però è un pò particolare ... bella sì ma solo chitarra e voce ... potrebbe essere appassionante come sentire l'acuqa che evapora nella vaschetta di ceramica attaccata al termosifone in un grigio pomeriggio autunnale. Vabbè, è corta ... se mi serve qualcosa per riempire il buco a fine cassetta (lato A) lo metto lì. E il buco, curiosamente, venne fiori e fu conseguentemente riempito con Johannesburg.

La scoperta più bella, giorni dopo, è stata quella di sentirsi dire che non era l'unico ad essersi emozionato rincorrendo la melodia così limpida e avvolgente di quei pochi muniti: "Questa la conosco, sono gli Housemartins! E' stupenda questa canzone". Se nella moltitudine delle persone che frequentano questa terra due, fra le poche che hanno apprezzato il brano anni addietro così tanto da ricordarsene a molta distanza di tempo, si incrociano e insieme si fermano  per un pò a quell'incrocio, si può dire che è un bel mestiere quello di scrivere e suonare canzoni?

A J. piacciono questi curiosi intrecci di situazioni che a volte si vengono a creare nelle vite ("il destino non esiste, ce lo creiamo noi" - S. ipse dixit). A J. piace ascoltare musica (semi)sconosciuta.

La bionda degli Abba

"L'ennesima classifica stilata dal Times questa volta riguarda il gruppo musicale oramai sciolto che vorreste rivedere ricomposto. Sapete chi ha vinto? Non i Led Zeppelin, i Police o The Smiths ... bensì il gruppo pop svedese per eccellenza: gli Abba". Questo diceva lo speaker alla radio mentre stavo andando al lavoro. Già gli Abba ... e soprattutto la ragazza bionda: amore impossibile di gioventù. Chi non si è innamorato di lei fra i giovani degli anni '70? Parte "Dancing queen" e scatta l'effetto nostaglia e riaffiora quella sensazione che provavo da adolescente quando vedevo questa ragazza alla tele. La voglia matta di incontrarla (!!?? assurdo ... ma è uno dei vantaggi dell'esser giovani: "avere tutto per possibilità" - questa è facile, vero Ariel?) e contemporaneamente la consapevolezza che, pur ancora giovane, tale evenienza era praticamente impossibile: massima aspirazione a raggiungere un mondo e estrema consapevolezza di un mondo irraggiungibile: due scariche estreme condensate in qualche decimo di secondo. Quelle sensazioni/illusioni giovanili che, con il senno di poi, ti restano dentro e che a volte ti ricapita di avere.
 
Giorni dopo seduti ad un tavolo pensavo ai strani ricorsi che possono capitare anche trent'anni dopo. Mentre lei parlava di strani abbigliamenti e curiosi comportamenti di parti del suo corpo io la ascoltavo e osservavo sentendo nel contempo arrivare il lieve corto circuito causato dall'antico desiderio di avvicinare un mondo e rendersi conto che quel mondo è irraggiungibile. E il sorriso arriva spontaneo poi pensando alle assurde coincidenze riguardo al colore (quasi) dei capelli e ad una qualche radice nordica ... ah la biondina degli Abba! Chissà che aspetto ha ora.
 
Più che "Dancing Queen" ora ci sta bene la canzone da effetto nostalgia per eccellenza: 1979 degli Smashing Pumpkins. Ancora di più se si è visto il video.
 

Fingere

La serata conviviale stava per terminare. Già da un pò J. ci stava pensando e solo ora formulò ciò gli stava girando nel cervello. Negli ultimi anni aveva sempre evitato questi incontri perché sapeva come andava a finire. Stavolta aveva accettato ma alla fine gli fu di nuovo chiaro il motivo per lui cercava di evitare le serate tra amici.
 
Si sentiva un po’ estraniato … la solita sensazione di essere leggermente fuori posto. Lo capì dai piccoli episodi: la ragazza che gli rivolge la parola ma lui è incapace di portare avanti un banalissimo discorso. L’aggregarsi al gruppetto di turno per non restare isolato ma incapace di esserne pienamente coinvolto. La stanchezza nell’ascoltare certi discorsi di una coppia (che si reputa) perfetta e di ciò fideisticamente convinta. Incapace di far ridere e fare gruppo, incapace di inventare discorsi per intrattenere persone, incapace di calarsi in una serata divertente. Forse più capace di sostenere solo un dialogo a due che non stare in una compagnia.
 
Fino ad ora J. ha accettato questa situazione di marginalità, compiacendosene anzi. Però quella sera si è chiesto se ciò fosse giusto. Ma sapeva anche che oramai non poteva farci niente. Così anche i silenzi di suo padre si fecero più chiari: da quando si ricorda lo ha sempre visto praticamente muto ai ritrovi dei parenti, ai pranzi domenicali, sull’uscio d’estate a guardare le cose e le persone. Ora sa che anche lui è destinato a questo, ad essere visto come quello zio acquisito che si diceva che stesse sempre per i fatti suoi, che non lo si vedeva mai ai matrimoni o a Natale. Preferiva andarsene in giro in bicicletta piuttosto che stare in mezzo a tutta quella gente. E la moglie e le cognate e le figlie e le nuore, oramai rassegnate a un “l’è fat acsè, sa tvui fè”.
 
Non che fosse “matto”, come matto non era suo padre né tantomeno lui. Solo consapevolmente a margine di una vita che non lo coinvolge.
 
Così quella sera, verso le 2 di notte, gli viene voglia di ascoltare quella bella voce da solitario disperato di Thom Yorke … proprio mentre canta insieme a P.J. Harvey una intensa This mess we're in. Anzi quando canta quella scarica elettrica di Creep … pensando quanto ironicamente il titolo fosse adeguato alla situazione …  

Scoperta (piccola)

Questa la devo far sentire: una piccola scoperta tra il marasma di musica che riempie le orecchie, i cd e gli hard disk. Bene, una vecchia canzone di De Gregori che non avevo mai sentito. Merito di una raccolta allegata al "Mucchio Extra" di qualche mese fa ... e questa bella melodia che si apre al mondo. Verrebbe voglia di imparare a suonare la chitarra, per avere il gusto di cantarla godendo appieno delle parole e della musica. Chissà ...

Come fa a non piacere ...

1998, interno automobile, mattino, tragitto casa – lavoro:
- Bene, sentiamo questi Weezer; sono 2 settimane che l’ho comprato ed è ora di metterli su
- Tzzzzaaanng ..
- Porca puttana … che inizio … ma come fa a non piacere una canzone che comincia con queste chitarre!
 
2000, interno camera, sera
- Ho portato i Weezer, S., spero ti piacciano. Sono un po’ rumorosi però se ascolti i Pearl Jam anche questi dovrebbero piacerti
- Tzzzzaaanng ..
- … wow! ... Sono splendidi M. ... con un inizio così, come fanno a non piacere! Senti quanta energia … saranno la colonna sonora della nostra serata …
- Come si intitola questa canzone?
- "Tired of sex" ... che strano titolo eh, tutto il contrario ...
 
2007, davanti al computer, stereo acceso
- E’ un po’ che non sento i Weezer … ma anche se so l’effetto che mi faranno, ho voglia di riascoltarli …
- Tzzzzaaanng ...
 
 
E' giusto far prendere aria agli armadi, ogni tanto.

Colonne sonore

Ha sempre considerato i lettori mp3 una grande invenzione. E anche quel giorno J. ne aveva la riprova. Poteva spararsi per intero quel gioiello di “Under the western freway” dei Grandaddy, un altro grande “consiglio” del Mucchio Selvaggio. Gioiello ancor reso più prezioso dalla faticosa ricerca: è roba che non si trova da Media World e da Marco Polo (e tutto questo solleticava non poco la sua voglia di represso elitarismo che sfogava nell’ascolto di musica non comune).

Al di là tutto comunque era (è) musica bella e basta. Musica che si potrebbe anche ascoltare per radio, se non fosse che, una singola canzone estrapolata dal contesto dell’album perderebbe di forza. Un po’ come una tessera di un mosaico che, presa da sola, è solo un pezzetto colorato che non vive di vita propria. Anche in questo caso, come in tanti album che aveva ascoltato, il cd era da ascoltare per intero, nella sequenza che gli autori avevano deciso di stilare. E infatti anche solo la tripletta Collective dreamwish of upper elegance (un titolo che meriterebbe una tesi di laurea) + Summer here kids + Laughing stock non era possibile separarla senza farle violenza.

La spiaggia era piena di gente: d’altronde era gli inizi di agosto e Rimini si preparava al clou dell’ennesima stagione. J. era sulla riva del mare a controllare i bambini che facevano il bagno. Ennesima noiosa giornata passata in spiaggia, dura condanna di chi abita in una “importante stazione balneare”. Dal mare spirava una brezza rinfrescante che solleticava il suo corpo, le sue orecchie senza alcun fruscio. Il mare quel giorno era verde-bottiglia con la linea dell’orizzonte nettamente tracciata contro il cielo azzurro chiaro. Le onde gli bagnavano lentamente i piedi senza far rumore. I turisti si inventavano la vacanza davanti ai suoi occhi, figure senza voce. La bagnina sculettava, a ritmo di una musica a lui inudibile, nell’acqua di fronte a improvvisati atleti della “quindicina di ferragosto” cercando di fargli fare improbabili movimenti con le loro incapaci membra. L’aereo pubblicitario solcava il cielo in silenzio. I gabbiani svolazzavano alteri e distanti sugli scogli osservando tanta natura umana e gracchiando muti. Come il pupazzo della copertina del cd  J. osservava tutto questo e si compiaceva di vedere il film della vita scegliendo lui la colonna sonora.

Eh si, gran bella invenzione i lettori MP3.

Distrazioni

Leggo quanto ha scritto e cerco di capire. Leggo e cerco di immaginare. Leggo e cerco delle risposte, delle proposte. Leggo e cerco un aiuto. Leggo e sorrido.

Mi fermo e metto su un cd mai ascoltato prima.

Leggo e ascolto … leggo e ascolto … non ce la faccio .. ascolto e leggo. Ascolto e basta questo meraviglia de Il mare verticale. Ecco, ho trovato un’altra emozione musicale destinata a rimanere nel tempo. L’ho già capito dopo il primo ritornello.

Mi viene da dedicarla a C. … anche se lei ascolta e ringrazia K. ...

Militare

La camerata era vuota e lui era seduto sul suo lettino in compagnia solo di 100gr. di cioccolato al latte. Fuori pioveva a intermittenza oramai da qualche giorno nonostante si trovasse in un posto a cui qualcuno aveva dedicato i versi "chisto 'e paese du soleee!”. Era domenica pomeriggio e, dopo più di un mese la nostalgia di casa si faceva un pò sentire nel suo animo (che lui avrebbe voluto avere) impermeabile.

Dopo la scuola, dopo un rinvio, infine era partito militare. L’autunno che stava arrivando, gli amici da salutare, la mamma con gli occhi lucidi, l’attesa del treno alla stazione per partire alla volta della Campania, la sua prima tappa. E checcacchio! Non andava mica in guerra: doveva sì lasciare le facili abitudini e i vari rifugi mentali oramai sedimentati. Ma, confidava nella sua capacità di adattamento per superare anche questa situazione. Il viaggio in treno però già lo aveva fatto sentire strano, diverso, particolare, rispetto a tutti gli altri passeggeri che dormivano alle 4 di notte quando invece lui sonnecchiava in un sonno pensieroso e un po’ preoccupato. L’avere un biglietto differente da quelli che era abituato a vedere, quello speciale per militari, lo aveva infine reso cosciente che stava entrando in una dimensione sospesa, un purgatorio da accettare come uno dei tanti casi della vita.

Cercava così, quella domenica, per la prima volta di “ritornare a casa”, almeno con la mente, dopo un forzato e volontario esilio mentale usato come terapia contro la “nostalgia del soldato”. Il tempo fuori dalla finestra lo aiutava a far riaffiorare le parole della canzone di Guccini, descrizione uggiosa di una giornata in spiaggia che combaciava con lo stato metereologico che gli scorreva davanti agli occhi e a quello umorale che gli correva dentro.

“A Rimini la spiaggia com'è vuota, quasi inutile di marzo,
deserta dell'estate, in ogni simbolo imbecille e vacanziera;”
Gli sembra(va)no poesia quelle parole: una mirabile commistione di descrizione dell’inutilità della spiaggia in inverno (altro che “Il mare d’inverno / è un film in bianco è nero / visto alla tv”) e di un incontro destinato ad essere inutile nel suo destino già scritto
 “e noi, senza nemmeno un poco d'ironia, fra gusci e quarzo,
ad inventare insieme primavera.”
Gli piaceva il tono della voce che richiamava la visione della giornata piovosa in “Era piovuto piano e senza pause quasi fino a quel momento” mentre ancora una volta si stupiva di come le frasi “di un verde di bottiglia era quel mare affaticato / l'aria una stanza grigia” rendessero giustizia al mare delle violenze estive subite facendo diventare improponibili i confronti fra le stanze pessimistiche di Guccini anni ‘80 (“l’aria una stanza grigia”) e quelle “paoliniane” (Il cielo in una stanza) dei ben più ottimistici anni ’60. Gli veniva così in mente di quando, durante le sue passeggiate nei pomeriggi invernali, trovandosi solo sulla spiaggia con la foschia palpabile e il buio incombente, vedeva materializzarsi la stanza grigia.

E come non commuoversi nella strabiliante sintesi di “parlare era soltanto un altro inutile delitto / contro le nostre vite” perfetta giustificazione ai silenzi tra due persone. E la “malagrazia naturale” non è la descrizione azzeccata del lavoro dei tanti riminesi che si sono improvvisati camerieri per anni inventandosi un mestiere mai veramente conosciuto? E poi è proprio vero che quando si è tristi “dà ancora più tristezza mangiar male”, con il magone che rende tutto insapore e indigesto. E infine l’incapacità di essere normali perché non si é capaci di trasformare “tutto in quella poca gioia” e neanche di litigare “per sfogare ad ogni istante / l’urlare della noia”.

Il finale infine era la giusta conclusione

“ci salutammo in fretta, e in fretta anch'io feci ritorno:
di marzo si fa sera ancora presto.”
La conclusione di una giornata veramente “Inutile”, così com’era inutile il fatto che lui si trovasse in quella camerata  a guardare la pioggia scendere in compagnia di una tavoletta di cioccolato da 100gr. (cioccolato al latte).
 
      Inutile
      [Testo e Musica di Francesco Guccini]
 
A Rimini la spiaggia com'è vuota, quasi inutile di marzo,
deserta dell'estate, in ogni simbolo imbecille e vacanziera;
e noi, senza nemmeno un poco d'ironia, fra gusci e quarzo,
ad inventare insieme primavera.
Era piovuto piano e senza pause quasi fino a quel momento;
picchiando sopra ai pali della spiaggia il mare si spezzava in lembi;
nel ristorante vuoto il cameriere, assorto e lento,
cifrava il rebus dei cumulonembi.
Compiendo poi quel rito inevitabile e abusato
corremmo coraggiosi e scalzi lungo la battigia;
di un verde di bottiglia era quel mare affaticato,
l'aria una stanza grigia.
Scoprimmo che oggi il mare lascia un povero relitto,
naufragi di catrame e di lattine arrugginite;
parlare era soltanto un altro inutile delitto
contro le nostre vite.
Parlare, poi di cosa? Di quel vino troppo freddo e un poco andato?
O di quel fritto misto dato lì con malagrazia naturale?
A chi è triste di suo come un limone già adoperato
dà ancora più tristezza mangiar male.
E dire che volevo regalarti un compleanno un po' diverso,
ma in noi turisti fuori di stagione c'era tutto di sbagliato:
la notte, già una cosa andata via, il mattino perso
e il pomeriggio forse già sciupato.
Però malgrado tutto si era stati bene assieme,
così, senza un futuro, in incertezza intenerita.
Pensavo: "Farlo o no? Parlare o no? Restare assieme
e poi cambiarsi vita?
Ma se fossimo stati un'altra coppia fra le tante
avremmo trasformato tutto in quella poca gioia,
o avremmo litigato per sfogare ad ogni istante
l'urlare della noia?"
Domanda forse inutile, com'era forse inutile quel giorno,
da prendere così come veniva, senza calcolare il resto;
ci salutammo in fretta, e in fretta anch'io feci ritorno:
di marzo si fa sera ancora presto. 
 

La quadratura del cerchio?

Lo schermo reclamava uno sguardo diverso da due occhi che lo guardavano ma che in realtà lo trapassavano; la tastiera aspettava di vedere calare su di sé i polpastrelli con velocità. Ma i piedi freddi (consueta conseguenza della pre-serata passato all’”olimpionica”), e il freddo che si propagava ai polpacci invece di scemare, nonostante i doppi calzettoni, non invogliavano certo J. a passare la serata in compagnia dei suoi pensieri. Se proprio non voleva finire la settimana lavorativa con un letto caldo, più rilassante era divertirsi a scovare, come un cane umbro da tartufo, mp3 di sconosciute band svedesi o lo psychobilly americano ultrararo (convincendosi che internet è un vero eldorado per chi ama la musica – l’avesse avuta a vent’anni!).

Perché c’era il “problema” di portare avanti il blog. Come miriade di individui infatti, anche J. tempo fa aveva dato inizio al suo diario personale digitale. Con qualche remora perché poi, un blog, è un diario anomalo: ciò che in teoria nasce come raccolta di pensieri nascosti, nella sua forma digitale diventa un tazebao visibile a tutti. Sconosciuti certo ma comunque pronti a leggerti, a giudicarti, ad analizzarti, a contestarti, a adularti - se sei bravo. Tutto ciò se il tuo blog ha “successo”: altrimenti i tuoi pensieri sono solo bit persi in un qualche disco fisso. Cioè la situazione di J., il quale era stato visitato assiduamente da una sua amica che, una volta eclissata, portava il numero dei commenti clamorosamente vicino allo 0. Ma il vero motivo dello sguardo vuoto e dei polpastrelli fermi non era la mancanza di contatti (J. ha sempre accettato il fatto che si circondasse di conoscenti, non di amici, con quello che ne consegue) … era una pigrizia creata ad arte come forma di protezione verso i guai derivanti dai contatti esterni (causata forse da un “contatto” andato in corso circuito) nonchè il dubbio di una mancanza di argomenti. Dubbio che non viene scalfito neanche dai mille tentativi fatti nei momenti più disparati (sotto la doccia, in macchina, in attesa all’ospedale, ecc.) di trovare qualcosa da scrivere. Insomma, poteva mai interessare allo sconosciuto che J. esprimesse un’opinione sulla crisi di governo o su cosa aveva letto la settimana prima o su cosa pensava di suo padre o sull’ultimo cd dei Blonde Redhead? La domanda era: “serve un altro opinionista / tuttologo / sognatore / recensore / racconta balle su internet?” Ma chi glelo fa fare questo sforzo a J.!

Le onde sonore della musica che stava ascoltando intanto si spandevano dallo stereo accanto al computer. Il primo cd dei “King of Leon”, con quei suoni così anni ’60, nonostante sia stato prodotto e pubblicato nel 2003 lo distraeva spesso. Era oramai da un po’ di tempo che lo stava ascoltando (i recensori del Mucchio Selvaggio direbbero che “non riusciva a togliere il cd dal lettore”). Aveva pensato di chiudere il blog tempo fa … fino a quando arrivò un commento inaspettato all’ultimo post fatto ben 5 mesi prima. Si ricordava ancora di quando lo lesse: “l’isolamento è un modo facile di evitare la realtà” – o qualcosa di simile, in risposta al suo ultimo post in cui, in un certo senso, alzava bandiera bianca. Questo gli diceva lo sconosciuto.

Dovette però fermare il flusso dei ricordi.  J. quando ascolta musica non sempre riesce a fare due cose contemporaneamente. Non è il cervello limitato … è che se una canzone è bella si ferma a cantarla. E in quel momento stava passando “Molly’s Chambers”, proprio come quando lo sconosciuto lasciò la sua traccia … spesso le canzoni riportano a galla i ricordi.

“Ecco … questo potrebbe essere lo stimolo”, pensò J.

Solo x Chiara

Sì ricordavi bene, sono ritornato sabato scorso ma dopo più di 6 ore di viaggio non ero dell’umore giusto x mettermi al pc (ho fatto ben 8,700km in 1h,07min! … un clamoroso imbuto per entrare in autostrada - per non parlare del traffico lungo tutto la A22 - che mi ha sconvolto tutti i piani del ritorno). Poi domenica ho acceso il computer ma ho fatto l’errore di leggere prima le mail dell’ufficio e così ho sprecato 2 ore a leggere / interpretare / smistare l’arretrato di una settimana (123 mail - mi tocca mettere un filtro anti-spam nei confronti dei miei stessi colleghi?). Ho pensato di dare un’occhiata ai blog x vedere se ti eri fatta viva ma vista la mia ritrosia nel darti segni di vita da questo pianeta immaginavo / temevo di non trovare alcun post. Così sono andato in spiaggia a farmi una corsetta. Stasera infine mi sono deciso e ti ho (ri)trovato.

Dunque … doverosa premessa: io non scio; cioè non pratico sport invernali non perché non mi piaccia la montagna - tutt’altro - ma perché non “sono stato abituato da piccolo”. Anche se adesso invidio un pò chi lo fa e prima o poi mi deciderò a imparare a fare fondo (forse è meglio snowboard che è molto bello da vedere e probabilmente da praticare). Ne consegue che ho passato la settimana percorrendo sentieri innevati cercando il silenzio assoluto (bisogna inoltrarsi molto nel bosco, ma lo si trova, eccome se lo si trova), fatto fotografie (che appena vinco il bradiposismo post-vacanza proverò a pubblicare sul blog), letto un paio di libri (uno sul ’77 italiano mooolto interessante e coinvolgente), fatto dei rilassanti bagni caldi in vasca (la doccia è per definizione un oggetto per fare lavaggi corporei veloci e a casa non riesco a “godere” di un vero relax come si fa in vacanza), dormito come un ghiro (in media 9-10 ore a notte). Quindi niente corse sulle piste con la neve che ti fa scivolare veloce e anche niente cerchi strani attorno agli occhi (ho visto però dei maestri di sci veramente inquietanti in viso) non per mancanza di sole ma perché i pini fanno ombra e i sentieri di montagna, tipicame